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CUCINA. I DOLCI DI NATALE IN CAMPANIA

5 gennaio 2007 No Comment

Le preparazioni natalizie campane sono legate alla rinomata tradizione pasticciera napoletana: “roccocò”, “susamielli”, “divino amore”, “zeppole” e “struffoli”. Tutto questo ci riconduce al periodo dell’avvento, a lunghe serate in casa, al gioco della tombola. Il profumo delle zeppole fritte, che durante la fase della preparazione impregna tutti gli abiti, le finestre chiuse, il vapore acqueo che si forma sui vetri, e l’odore che ci si porta dietro lasciando scie di aromi irresistibili.
In famiglia la nonna ha sempre sostenuto che quando si preparano le zeppole non bisogna né farsi vedere nè far sentire l’odore alla gente invidiosa: finirebbero con lo scoppiare!!!
Tipiche della costiera sorrentina, le “zeppole” sono ciambelline fritte preparate con una pasta a base di farina acqua latte ed anice, e condite con miele, diavulilli (confettini piccini e coloratissimi che ci riportano alla mente le decorazioni dei nostri alberelli di natale) e scorzette d’arancia. Tra i mestieri napoletani esisteva anche quello della zeppollara che in strada friggeva queste ciambelle in strutto o grasso animale e le serviva ricoperte di miele.
Gli “struffoli” sono un tipico dolce natalizio, la cui forma  è a base di sfere ricoperte di miele e dai multicolorati diavulilli. L’origine degli struffoli è greca: il  nome, deriva da strongulos, cioè pasta a forma sferica, arrotondata o incavata; anche questa preparazione è consolidata nella tradizione pasticciera napoletana, splendide  erano le confezioni ad opera delle Monache dei conventi della Croce di Lucca e di quelle di S. Maria dello Splendore.
I “mustacciuoli” hanno invece forma romboidale e sono ricoperti di glassa al cioccolato, il loro nome è legato alle antiche preparazioni contadine che utilizzavano il mosto, mustacea era infatti il loro nome  latino, col quale venivano preparati per essere resi più dolci.
A forma di “S” i “susamielli” venivano impastati con del miele liquido ed anticamente venivano distinti in susamiello nobile, preparato con la farina bianca e v’era l’usanza di offrirlo alle persone di riguardo, il susamiello per zampognari, impastato con farina ed elementi di scarto, che veniva offerto al personale di servizio ai contadini in visita e a coloro che venivano a suonare in casa, ed in ultimo il susamiello del buon cammino imbottito con la marmellata di amarene e che veniva offerto ai soli religiosi.
Leggera variante dei “susamielli” sono le “sapienze”, che devono il loro nome al Convento di S.Maria della Sapienza, in cui venivano egregiamente preparate dalle Clarisse.
Completano l’elenco i “divinatore”, a base di pan di Spagna ricoperto di colorata glassa rosa che traggono il loro nome dalle Religiose dell’omonina comunità di clausura e i “roccocò”
a forma di ciambella, adatto a chi ha denti solidi,  trae la sue origini invece dal francese rocaille per la barocca e rotondeggiante forma di conchiglia.
(Angie Cafiero)

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